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L'epilessia nel cane. Di cosa si tratta?

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L’Epilessia è una patologia del sistema nervoso centrale riscontrata sia nell’Uomo che negli animali, che si manifesta attraverso lo sviluppo di crisi epilettiche.  
Le crisi epilettiche non sono altro che la manifestazione clinica di una attività incontrollata di un gruppo di neuroni che, improvvisamente, per causa ancora sconosciuta, sfugge al controllo dei neurotrasmettitori eccitatori e inibitori. Una crisi epilettica può insorgere in qualsiasi momento, di solito sopraggiunge di notte, nel soggetto a riposo e, raramente, può essere indotta da uno stimolo eccitativo uditivo oppure dall’alimentazione, come risulta dagli ultimissimi studi.

Clinicamente si possono distinguere due principali tipologie di crisi epilettiche:
Le crisi epilettiche generalizzate, così definite perché coinvolgono ampie aree cerebrali con estensione ad entrambi gli emisferi, colpiscono tutto il corpo del soggetto affetto. Esse generalmente si caratterizzano di una prima fase tonica, in cui si assiste ad un vero e proprio irrigidimento, prima degli arti, e poi di tutto il corpo, con caduta su un lato, e una seconda fase clonica di pedalaggio compulsivo dei quattro arti associato spesso ad ipersalivazione, perdita di urine, possibile perdita di feci e alterazione dello stato di coscienza.

Le crisi epilettiche focali, un tempo definite “parziali”, coinvolgono una sola area cerebrale e possono presentarsi sottoforma di semplici cambi caratteriali, come nel caso di una aggressività improvvisa, oppure come contrazioni anomale di un gruppo di muscoli, come per esempio quelli della faccia, che spesso il proprietario riconosce e riporta come “tic facciali”.
A questo tipo di crisi epilettiche, che rappresentano le forme più frequentemente riscontrate nella pratica clinica quotidiana, vanno aggiunte le cosiddette crisi “complesse”, vere e proprie urgenze neurologiche che richiedono la gestione in pronto soccorso.  Si tratta dello “stato epilettico”, in passato conosciuto anche come stato di “male epilettico” o di “grande male”, che consiste in una crisi epilettica molto lunga, che dura più di 5 minuti, e non si interrompe spontaneamente; e del cosiddetto “cluster”, ovvero “crisi epilettiche a grappolo”, che consiste nel susseguirsi di più di 2 crisi nel giro di 24 ore di tempo e che, in mancanza di un intervento medico, possono diventare persistenti;

Il mancato o ritardato controllo di crisi epilettiche è in grado di generare numerosi effetti negativi sull’organismo, come un aumento eccessivo della temperatura corporea, una ridotta capacità di respirazione con conseguente mancanza di ossigeno, fenomeni vascolari ischemici o emorragici spontanei e, nei casi più gravi, può condurre alla morte.
Questo è uno dei motivi per cui i soggetti che sviluppano tali manifestazioni cliniche non possono essere sottovalutati ed è preferibile che vengano sottoposti ad una visita neurologica specialistica.
Il primo obiettivo fondamentale di una visita neurologica consiste nel riconoscere e distinguere le crisi epilettiche “vere” da altri episodi che possono apparire simili ma nascondere cause del tutto differenti. Un esempio tipico sono le crisi lipotimiche, veri e propri svenimenti in cui l’animale sembra assente per diversi secondi, cade su se stesso e non riconosce il proprietario. Questi eventi si evidenziano solitamente dopo una corsa, uno stimolo altamente eccitatorio oppure in seguito ad attività di gioco e sopraggiungono per affaticamento in corso di patologie cardiache.  Nulla hanno a che vedere con le crisi epilettiche, la cui causa è invece sempre di pertinenza cerebrale. Per cui, al fine di assicurarsi che l’evento clinico corrisponda effettivamente ad una crisi epilettica, è possibile che venga richiesto al proprietario di effettuare una ripresa video.

Un altro obiettivo che il medico veterinario esperto in neurologia si pone, consiste nel discernere le cosiddette crisi epilettiche “reattive”, da quelle indotte da una condizione di Epilessia. Le crisi epilettiche reattive sono reazioni di un Cervello normale nei confronti di uno stimolo tossico endogeno o esogeno e bisogna fare molta attenzione perché sostanze con potenziale neurotossico sono contenute in molti cibi, come ad esempio il cioccolato, in alcuni prodotti antiparassitari e insetticidi o anche in molteplici piante. In questi casi, se la causa primaria viene tempestivamente individuata e trattata, il Cervello potrebbe non subire danni permanenti e il soggetto guarire definitivamente.
La diagnosi di Epilessia, invece, che si effettua sulla base dell’individuazione di 2 o più crisi a distanza di tempo, si riferisce ad una patologia del cervello anteriore che lo predispone a sviluppare crisi epilettiche a vita e richiede un trattamento specifico.


Esistono diversi tipi di Epilessia ma la distinzione principale viene fatta tra le forme Strutturale e Idiopatica. Parliamo di “Epilessia strutturale” nei casi in cui è possibile individuare, mediante un percorso diagnostico che prevede check up ematologico completo, l’esame urine, e la diagnostica avanzata(Risonanza magnetica ed esame del liquido cefalorachidiano), una causa sottostante.

Gli esempi più frequenti sono:
-le neoplasie cerebrali, come i meningiomi, i gliomi, molto frequenti nei cani e gatti anziani;
-le infiammazioni, come le meningiti e meningoencefaliti batteriche, virali o protozoarie, tipiche dei soggetti giovani;
-le anomalie congenite come l’idrocefalo che si riscontra, di frequente, in alcune razze predisposte;

Si definisce “Idiopatica”, invece, quella forma di Epilessia in cui la visita neurologica, il profilo ematologico, l’esame urine, la risonanza magnetica e l’esame del liquor risultano del tutto normali,  per cui non si riesce a dare un “nome e cognome” alla patologia responsabile delle crisi epilettiche.
La gestione medica dell’Epilessia prevede, da un lato, laddove possibile, l’individuazione e il trattamento della causa primaria sottostante e dall’altro, in tutte le situazioni in cui si sviluppano crisi epilettiche, l’utilizzo di farmaci anticonvulsivanti a lungo termine allo scopo di controllarne l’evoluzione nel tempo.
Esiste in commercio un ventaglio molto ampio di farmaci anticonvulsivanti da poter utilizzare per i nostri piccoli animali sebbene la scelta, il più delle volte, è condizionata dalla risposta clinica. Data la consapevolezza di una impossibilità di guarigione definitiva dall’Epilessia, può essere considerata una buona risposta clinica quella condizione in cui, nei 3 mesi successivi all’inizio della terapia, si registra una diminuzione della frequenza delle crisi epilettiche o della loro aggressività rispetto ai 3 mesi precedenti. Purtroppo non sempre si riesce ad ottenere questo risultato, e il medico veterinario neurologo sarà chiamato a studiare una combinazione ad hoc per il singolo caso. La scelta potrebbe ricadere tra una “monoterapia”, in cui cioè ci si avvale di un singolo farmaco, ed una terapia “multimodale” che consiste in un insieme di più molecole.


È noto infatti, quanto diversamente, ogni singolo paziente, possa rispondere ad un determinato farmaco ma, prima di poter giudicare inefficace una terapia, bisogna essere assolutamente certi di alcune cose. Che l’animale abbia assunto il farmaco prescritto adeguatamente, che siano stati rispettati gli orari stabiliti, che sia stata somministrata la giusta dose consigliata, senza disperdere le medicine nel cibo e così via. Questo perché, nel caso in cui un paziente dovesse risultare “refrattario”, ovvero non mostrare una risposta adeguata alla terapia antiepilettica, potrebbe ritrovarsi in una condizione di vita qualitativamente non ottimale ed essere destinato all’Eutanasia. Per cui, affidarsi a dei professionisti del campo, può risultare estremamente importante al fine di effettuare tutte le migliori valutazioni del caso e seguire l’iter diagnostico e terapeutico più adeguati.


Donatella de Simone
Medico Veterinario
Dipartimento di Neurologia e Neurochirurgia, Ospedale Universitario Veterinario Didattico Camerino




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