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Uomo e rapaci: un binomio basato sulla fiducia

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La storia della convivenza tra uomo e rapace risale a più di cinquemila anni fa, con i primi contatti in Asia. Attraverso la via della seta è giunta fino a noi grazie a Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero che studiò minuziosamente il comportamento degli uccelli fino ad avere abbastanza dati a disposizione per scrivere un trattato di falconeria attualmente ancora in uso, il “De Arte Venandi Cum Avibus”.

Una volta la falconeria veniva praticata esclusivamente per scopi venatori, ma tracce di questo rapporto si evidenziano nella nostra storia moderna dove il binomio uomo e rapace è stato utilizzato per scopi bellici (ad esempio nella seconda guerra mondiale) mentre ad oggi, si possono distinguere ulteriori metodi di collaborazione.


Alla luce di questo, la falconeria è stata ed è tutt’ora una pratica fondamentale per la riabilitazione e reintroduzione di rapaci selvatici al fine di garantire la conservazione delle specie. Viene utilizzata inoltre per scopi didattici e anche per il controllo di specie infestanti nelle nostre città.
Nel complesso, si può dire che i falconieri sono stati e continuano ad essere fra i più attivi protezionisti delle specie selvatiche.
Ma che tipo di rapporto si instaura tra uomo e rapace?
I rapaci diurni e notturni hanno una natura opportunista, in rari casi sono animali sociali, non interessa loro il contatto fisico (anche se viene permesso) e non hanno l’istinto di compiacere l’uomo o eseguire gli ordini di un padrone. A un falco si può solo far una richiesta e ricompensarlo nel caso si decida di assecondarla.

Loro sanno che possono fidarsi e avere un posto dove riposare e ricevere cibo e acqua.
Importante è precisare che il falconiere non ha a disposizione il rinforzo negativo, come avviene per gli animali domestici, quindi si avvale esclusivamente del rinforzo positivo.
Quando si comincia ad instaurare un rapporto con un qualsiasi rapace, occorre comprendere che da parte di quest’ultimo la prima fase del rapporto si basa esclusivamente di convenienza e opportunismo. Solo successivamente si instaura un feeling tanto grande da legarlo al suo falconiere come compagno di viaggio per il resto della sua vita.

Il rapporto è dunque basato sulla fiducia, senza la quale sarebbe impossibile ottenere la sua collaborazione e per conquistarla occorre trascorrere moltissimo tempo insieme al rapace.
Il falconiere è responsabile del suo benessere, per questo si impegna quotidianamente a conoscerne l’etologia al fine di garantirgli una condizione di vita più naturale possibile.
L’osservazione di questi animali ha evidenziato come prediligano trascorrere gran parte della giornata fermi su un ramo o una roccia a fare bagni di sole o curarsi le penne, mentre il restante tempo della giornata viene impiegato per altre attività quali la caccia e la difesa del territorio.
Come tutti i predatori, evitano di sprecare inutilmente importanti energie, utili per la sopravvivenza.
Lo stesso stile di vita viene ricreato in ambiente controllato, dove i rapaci (esclusivamente nati in allevamento ed in possesso di regolare documentazione CITES) vengono tenuti in voliere più o meno grandi a seconda della specie. Si lasciano a loro disposizione vaschette d’acqua in cui poter fare il bagno, posatoi e arricchimenti ambientali di vario tipo (pietre, terriccio, sabbia).
Nonostante vengano allevati in cattività da molti anni, l’istinto e le abitudini sono rimaste le stesse dell’animale selvatico ed è per questo motivo che è priorità del falconiere vedere il proprio rapace libero di volare in cielo, giocare con le correnti e imparare a dominarle.

Quando spicca il volo è libero di scegliere, il ritorno dal falconiere non è scontato, dipende dal rapporto instaurato precedentemente. Se non si fida non tornerà.
Il volo libero è il frutto di un addestramento, lo stesso che farebbero i genitori, atto ad insegnargli a volare e ad esprimere tutte le capacità innate di predatore che possiede nel suo istinto, perché è questo che il falconiere vuole!
La magia della falconeria non è dunque la semplice detenzione di un animale così nobile, privato della sua libertà, ma l’instaurarsi di un rapporto talmente profondo da consentire al predatore di esprimersi esattamente come un cugino selvatico, volando libero nel cielo a qualsiasi quota d’altezza, ma tenendo il falconiere sempre come punto di riferimento. Una libertà assoluta.
Infine, penso che il totale rispetto in natura di questi animali affascinanti, sia possibile solo conoscendoli da vicino, avere contatti stretti con essi, studiare e osservare il loro volo ci aiuta a comprendere gli ecosistemi naturali dei quali siamo parte integrante.

Noemi Vasari
Tecnico Veterinario
Esperto in Osteopatia Animale



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