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West Nile nei cani e nei gatti: va davvero tenuto d’occhio?

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West Nile nei cani e nei gatti: va davvero tenuto d’occhio?

Centro Veterinario Ivet Team - Napoli
Pubblicato da Gianluca Vellotti, Medico Veterinario in Scienze Veterinarie · Giovedì 07 Ago 2025 · Tempo di lettura 3:30
Tags: WestNilecanigattisaluteanimalemalattieprevenzionezoonosiveterinariasintomicura
Ogni estate, con l’arrivo delle zanzare, ci troviamo a parlare di virus più o meno noti. Uno dei nomi che torna a circolare è il West Nile Virus, o virus del Nilo Occidentale.
 
Una zoonosi, sì. Ma cosa significa davvero per i nostri cani e gatti? È un pericolo reale? O è solo una delle tante “paure estive”?
 
 
Facciamo chiarezza, come sempre, con un approccio pratico e basato sui fatti.
 
Di cosa si tratta, in parole semplici?
Il virus del Nilo Occidentale viene trasmesso dalle zanzare, in particolare quelle del genere Culex.

 
Nel loro ciclo naturale, infettano uccelli selvatici, che sono i veri serbatoi. Ma se capita che una zanzara infetta punga un cavallo, un essere umano, o anche un cane o un gatto, può trasmettere il virus.
 
 
Ora: cani e gatti non sono una parte attiva nella diffusione della malattia. E questo è già un dato rassicurante.


 
 
E il cane? Può davvero ammalarsi?
 
Sì, può infettarsi, ma il più delle volte non manifesta sintomi, oppure li manifesta in forma molto lieve.
  
In alcuni casi isolati, soprattutto in soggetti molto giovani, anziani o immunocompromessi, possiamo osservare:
 
- febbricola,
-  debolezza o svogliatezza,
-  problemi neurologici (molto rari).
 
Ma parliamo di casi sporadici, documentati in letteratura veterinaria, non di qualcosa che vediamo ogni settimana in ambulatorio.
 
E il gatto?
Anche il gatto può infettarsi, ma ancora più raramente rispetto al cane.
 
In alcuni studi si è visto un po’ di febbre, scarso appetito e sonnolenza. Ma la maggior parte dei gatti non si accorge nemmeno di essere venuta a contatto col virus.

 
Serve fare test?
 
Di norma, no. Non si esegue di routine la ricerca del virus del Nilo nei cani e nei gatti, proprio per la bassa incidenza e la scarsa rilevanza clinica.
 
 
Se ci sono sintomi sospetti (cosa rara), e ci troviamo in zone dove il virus è attivo, il veterinario può decidere di indagare con test sierologici o PCR. Ma si tratta di casi selezionati.
 
  
Possiamo fare qualcosa per proteggerli?
 
Sì, e tutto parte dalla prevenzione ambientale e dalle zanzare.
 
Il virus non si combatte con farmaci, ma evitando la puntura. Ecco le nostre solite raccomandazioni estive:
 
- Evita le passeggiate all’alba e al tramonto, quando le zanzare sono più attive.
- Usa repellenti specifici per cani o gatti (mai usare prodotti non adatti: attenzione ai gatti!).
Nei casi ricordare che gli antiparassitari per via orale  non sono sufficienti contro le zanzare ma si possono usare in aggiunta collari o pipette. In aggiunta inoltre l'utilizzo di prodotti naturali.
Nei gatti attenzione a non utilizzare prodotti tossici come quelli che contengono permetrina.
- Riduci i ristagni d’acqua in giardino o sul balcone.
- Puoi valutare l’uso di zanzariere o dispositivi pet-friendly in casa.
  
Cosa faccio se noto sintomi strani?

Come sempre: osserva il tuo animale. Se noti letargia, movimenti strani, febbre, perdita di appetito prolungata, o qualsiasi comportamento anomalo, contatta il veterinario.
  
Non serve andare nel panico, ma nemmeno ignorare. La giusta informazione consente una gestione corretta.
  
Concludendo, in parole povere:
 
-  Sì, il virus del Nilo può infettare anche cani e gatti.
- Nella stragrande maggioranza dei casi non succede nulla.
- La prevenzione si fa contro le zanzare, e vale anche per la salute umana.
- Nessun allarme, ma attenzione sì.
 
Non tutto quello che fa notizia è un’emergenza, ma un po’ di consapevolezza non guasta mai.
  
Per dubbi, domande o per rivedere il piano antiparassitario del tuo pet, siamo sempre a disposizione.

Gianluca Vellotti
Medicina Interna
Medico Veterinario Esperto in IAA
Perfezionamento in Nuovi Animali da Compagnia


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